BLACK LIVES MATTER

Discrimination in the FASHION WORLD


Italian Version


Il 25 maggio 2020 un fatto di cronaca scuote gli Stati Uniti ed il mondo intero: l’assassinio di George Floyd riaccende le proteste del movimento “Black lives matter” denunciando le brutalità della polizia, in particolare la polizia americana, verso le persone di colore. Le numerose manifestazioni avute luogo in moltissime città degli USA hanno una forte risonanza da subito ed i feed di Instagram si popolano di foto nere in segno di protesta e solidarietà nei confronti di una comunità purtroppo da tempo discriminata ingiustamente.



In quanto portavoce della mia azienda, ho sentito il dovere morale di non restare indifferente di fronte ad accadimenti simili, soprattutto perché forme di “discriminazione razziale”, seppur minime in confronto a ciò che è successo, hanno riguardato da vicino anche me e le scelte fatte per il mio brand. Personalmente mi sono sempre fatta portavoce della difesa dei diritti delle minoranze etniche e non solo. Il mio desiderio è stato fin dall’inizio quello di fare la differenza nel mondo della moda e portare avanti delle piccole rivoluzioni.


Le muse delle mie collezioni sono sempre state di etnie molto diversificate: ho ingaggiato modelle asiatiche, africane ed europee indistintamente seguendo il mio cuore ed il mio istinto creativo, lasciando zero spazio a pregiudizi di ogni genere. Purtroppo, però, queste mie scelte sono state fin da subito in contrasto con la domanda di enti commerciali e pubbliche relazioni, i quali ritenevano che la testimonial asiatica da me scelta per il lookbook primavera/estate 2016 non avrebbe permesso alla mia collezione di decollare perché le clienti non si sarebbero minimamente rispecchiate in lei. Io comunque ho scelto, allora come ora, di andare avanti nel mio percorso ed ho portato a termine una delle collezioni di cui sono più fiera e riscuotendo molto successo, pur avendo dovuto rinunciare a numerosi buyers che sarebbero stati interessati a me se avessi fatto una scelta differente.


In ogni caso, incurante di quello che poteva pensare una fascia di clienti da cui non mi sono mai né mi farò mai influenzare, ho scelto di basare la mia bridal Collection sull’ispirazione datami da una musa afroamericana. Ero ben cosciente di ciò che sarebbe successo, ben cosciente dei limiti che avrebbe imposto alle vendite dei miei abiti, ma la ritenevo semplicemente perfetta per rappresentare il mio ideale di sposa: i suoi tratti delicati e la sua bellezza particolare hanno dato un’interpretazione ai miei vestiti che trovo semplicemente sublime e che mi ha fatta innamorare delle mie creazioni ancora più di quanto non lo fossi quando erano semplici disegni. Come mi aspettavo, però, la mia scelta non è stata apprezzata da tutti e questo mi è stato reso evidente dal riscontro che ho avuto con i buyers ed i media nella fiera bridal a cui ho partecipato ad Atlanta e New York. La gente, pur fermandosi nel mio stand per vederne i vestiti più da vicino, non li acquistava né visionava i lookbook per intero. Solo ed esclusivamente a causa della modella ritratta nelle fotografie.

Personalmente sono rimasta molto scottata da questi episodi, specialmente dall’ultimo che vi ho raccontato. Non credevo che al mondo ci fosse ancora un così alto livello di odio e discriminazione e questo mi rende, ora più che mai, fiera della scelta di rappresentare la diversità a modo mio.


Sono fortemente convinta che, perché il #BlackOutTuesday non sia soltanto un hashtag e perché il cambiamento sia reale, ci sia bisogno d'azione e di unione ed il mondo della moda, da sempre al centro dell’attenzione dei media e dei social network, può fare molto a riguardo, utilizzando il potente impatto comunicativo che possiede per influenzare il vissuto emotivo della popolazione. La strada che porterà all’eguaglianza è ancora molto lunga da percorrere ed indubbiamente sarà anche molto difficile. Per questo la comunità mondiale deve restare più unita che mai, aiutandosi così a sconfiggere i pregiudizi causati da un’ignoranza che deve necessariamente essere sdradicata dalla nostra società. Sarei molto interessata ad ascoltare il vostro pensiero e le vostre testimonianze riguardo questo delicatissimo argomento, per prenderne atto e cercare di farle mie e di utilizzarle al meglio nella mia opera di sensibilizzazione. Vi mando un caldo abbraccio augurandovi il meglio e, come sempre, vi do appuntamento alla prossima settimana per un nuovo post.



English Version

On May 25, 2020, a news story shakes the United States and the whole world: the assassination of George Floyd rekindles the protests of the "Black lives matter" movement denouncing the brutality of the police, in particular the American police, towards black people. The numerous demonstrations that took place in many cities in the USA have a strong resonance from the start and Instagram feeds are populated with black photos as a sign of protest and solidarity towards a community that has unfortunately been unjustly discriminated against for some time.


As a spokesperson for my company, I felt the moral duty not to remain indifferent in the face of similar events, above all because forms of "racial discrimination", even if they appear really small compared to what happened, also closely related to me and the choices made for my brand. Personally, I have always defended ethnic minorities’ rights. My desire from the beginning was to make a difference in the world of fashion and carry on small revolutions.


The muses of my collections have always been of very diversified ethnic groups: I hired Asian, African and European models indiscriminately following my heart and my creative instinct, leaving zero space for prejudices of all kinds. Unfortunately, however, these choices of mine were immediately at odds with the demand from commercial and public relations bodies, which believed that the Asian testimonial chosen by me for the spring / summer 2016 lookbook would not allow my collection to take off because the customers wouldn't have been reflected in her in the least. However, I have chosen, then as now, to go ahead in my path and I have completed one of the collections of which I am most proud and enjoying great success, despite having had to give up numerous buyers who would have been interested in me if I had made a different choice.


Anyway, regardless of what a group of customers, from which I never have nor will I ever be influenced, could think I chose to base my bridal collection on the inspiration given to me by a black muse. I was well aware of what would happen, well aware of the limits that would impose on the sales of my dresses, but I thought she was simply perfect to represent my ideal bride: her features, her unique beauty have given an interpretation to my clothes that I find simply sublime and that made me fall in love with my creations even more than I was when they were simple designs. As I expected, however, my choice was not appreciated by everyone and this was made clear to me by the feedback I had with buyers and the media at the bridal fair in which I participated in Atlanta and New York. People, although stopping at my stand to see their clothes more closely, did not buy them or view the lookbook in full. Only and exclusively because of the model portrayed in the photographs. Personally, I was very burned by these episodes, especially by the last one I told you about. I did not believe that there was still such a high level of hatred and discrimination in the world and this makes me, now more than ever, proud of the choice to represent diversity in my own way.


I am strongly convinced that, so that the #BlackOutTuesday becomes not just a hashtag and so that the change gets real, there is a need for action and union and the world of fashion, which has always been at the center of the attention of the media and social networks, can do a lot in this regard, using the powerful communicative impact it has to influence the emotional experience of the population. The road that will lead to equality is still very long to travel and undoubtedly it will also be very difficult. This is why the world community must remain more united than ever, thus helping to defeat the prejudices caused by an ignorance that must necessarily be eradicated by our society.


I would be very interested to listen to your thoughts and your testimonies regarding this very delicate topic, to take note of it and try to make them mine and to use them in the best way in my awareness work. I send you a warm hug wishing you the best and, as always, I'll meet you next week for a new post.






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